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Il ritiro di Maria Sharapova commentato dai maschi repressi

Il ritiro di Maria Sharapova commentato dai maschi repressi4 min read

admin

Maria Sharapova non necessita di presentazioni. Classe 1987, nasce da genitori emigrati in Siberia dopo Chernobyl. Ed è proprio il caso di dire “educazione siberiana”, per lei: gioca a tennis da quando ha 4 anni. A 17 vince il Wimbledon. Da quel momento non si arresta un secondo, conquistando più volte il titolo di miglior tennista al mondo. La notizia è il suo ritiro, annunciato il 26 febbraio di quest’anno. In Italia – la stessa Italia che ha saputo commuoversi per il ritiro di Totti e che dimostra di essere in grado di amare lo sport – come se n’è parlato? Ecco qui.

Maria sharapova

“Quella simpaticona di Maria Sharapova”

Il contesto: siamo a Quelli che il calcio, Rai2. Mia Ceran si gira verso Luca Bizzarri e suggerisce: “C’è stato un ritiro importante dal mondo dello sport. Non ti torna?” Lui: “Ah sì. La Svalangata“. Un soprannome che in italiano nulla significa e non ricorda niente se non la volgare assonanza con “spalancata”. In una redazione statunitense avrebbe preso fuoco la telecamera. In Italia, invece, partono le risatine di un pubblico ammaestrato. Non contento, Bizzarri ignora Mia Ceran e si avvicina ad Adriano Panatta.

Il tennista in pensione mette tutta la sua esperienza sportiva nel partorire il commento: “Quella simpaticona di Maria Sharapova“. “C’è dell’ironia?“, chiede Bizzarri. “Solo un bicchierino“, assicura Panatta; ma dalle parole immediatamente successive viene da chiedersi se il bicchierino non se lo sia fatto lui: “Me la ricordo quando si aggirava nei tornei, sembrava ce l’avesse solo lei“. Cosa? La figa (tanto per rimanere sullo stesso piano dialettico)? Ma no, siamo sempre sulla Rai, qui le cose si lasciano intendere: “La racchetta“, specifica. Ilarità. 

sharapova

“Tira più una racchetta che un carro di buoi”

Vengono mostrate foto della campionessa in costume, e Panatta, ormai colto da un’inedita invidia racchettae, come un novello Paride si sente investito del compito di donare la mela alla più bella: “È più bella Mia. Giuro“. Ma nessuno lo aveva chiesto, la giornalista si guarda la scarpe e sorride imbarazzata. I commenti sportivi e professionali impazzano: “Tira più una racchetta che un carro di buoi“. Nel frattempo alla spettatrice donna, magari appassionata di tennis, non resta altro che fantasticare di usi differenti della fin troppo menzionata racchetta. 

Poi, il miracolo. Deus ex machina. Antonio Capranica sbotta, con l’eleganza di chi dice la verità: “Sharapova è spettacolare. Io l’ho conosciuta per il primo titolo che ha vinto a Wimbledon, nel 2005: era piccola, 17 anni, una cosa clamorosa. Qua parla una tribù di maschi depressi e repressi che dinanzi a questa donna capace di incutere terrore per la sua forza fisica e per il suo appeal sessuale, la sta demolendo. Beh, invece no: viva la Sharapova!” E finalmente – finalmente – la spettatrice di cui sopra, quella che stava valutando la possibilità di andare in Rai a prendere a racchettate qualche testa, respira. Grazie, Capranica. 

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Il servizio pubblico maschile

Ma è Mia Ceran a mettere la parola fine a questo circo di sessismo e testosterone andato a male. Lei, che nonostante la laurea alla John Cabot, uno stage alla CNN e un curriculum vertiginoso, non ha fatto altro che sentirsi ripetere quanto è bella. Una professionista trattata come una spogliarellista. Se, infatti, si è detto che Sharapova “se la tira”, si è poi aggiunto – con tanto di gestaccio con le mani – che: “Mia invece è una alla buona“, lasciando intendere chissà che. In minoranza – è l’unica donna del parterre – prende coraggio dal commento di Capranica e s’impone sul vespaio invitando a proseguire i commenti in privato, perché “questo è un servizio pubblico“.

Com’è servizio pubblico anche Sanremo ma dalle parti di viale Mazzini pare che la lezione non l’abbiano ancora imparata. Nulla da aggiungere, se non che questi episodi andrebbero stigmatizzati anche in privato. Se Totti si fosse ritirato dalla scena accolto da un circo del genere (foto in costume, allusioni sessuali, commenti sminuenti e degradanti) gli uomini e le donne di tutto il mondo sarebbero insorti. E Maria Sharapova non merita meno rispetto di Francesco Totti. Ci uniamo quindi a Capranica nel dire: viva Maria Sharapova, dea del tennis. Ci mancherà.

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