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Arturo Gatti, un pugile indecifrabile

Arturo Gatti, un pugile indecifrabile4 min read

Marco Di Cola
arturo gatti

Nello sport molto spesso le emozioni superano i reali valori sportivi. E’ questo il caso di Arturo Gatti, pugile italocanadese, tra i più amati nella storia dei guantoni non tanto per il suo talento, quanto per la spettacolarità dei suoi incontri.

Arturo Gatti durante l'incontro con Micky Ward
Arturo Gatti durante l’incontro con Micky Ward

La carriera

Arturo nasce il 15 aprile del 1972 a Cassino e insieme ai genitori si trasferisce prima in Canada e poi negli Stati Uniti. Negli States inizia la sua carriera professionistica nel mondo della Boxe. A 19 anni è già un professionista e a 23 vince il suo primo titolo IBF nella categoria Superpiuma. Arturo difenderà il titolo per 5 volte prima di salire di categoria. L’esordio nei welter non è dei migliori. Subisce pesanti sconfitte, che però non minano la sua credibilità all’interno del circuito. Arturo si dimostra anche nella sconfitta un animale da ring. Non indietreggia mai, continuando sempre ad attaccare il rivale. Nel 1997 per la prima volta un suo incontro, contro Ruelas, viene premiato come “Fight of the year”. Il 26 Febbraio del 2000 vince un incontro contro Gamache per K.O. L’avversario entrerà però in coma riportando danni celebrali permanenti per i quali chiederà un risarcimento.

A cavallo tra il 2002 e il 2003 con Micky Ward dà vita ad una trilogia di incontri che resteranno per sempre nella storia della Boxe. Il primo, vinto da Ward, e il terzo, vinto da Arturo, verranno premiati come “Fight of the Year”. La leggenda narra che tra i due proprio a seguito del primo incontro nacque una lealissima amicizia poichè trasportati allo stesso reparto d’ospedale. Dopo questi 3 incontri inizia la fase calante della carriera. Perde contro un giovane De la Hoya e contro un giovanissimo Maywheater. Nonostante i riflessi e l’esplosività, caratteristiche principali del suo modo di combattere, lo stessero piano piano abbandonando, Arturo riesce a togliersi le ultime soddisfazione vincendo nel 2004 il titolo WBC nei superleggeri e nel 2006 il titolo IBA per i pesi welter.

Arturo Gatti con in braccio il figlio neonato ed in compagnia della moglie
Arturo Gatti in compagnia del figlio e della moglie

Il ritiro e la misteriosa morte

I due titoli vinti rimangono gli ultimi acuti di uno dei pugili più amati di sempre tanto da essere inserito dalla “International Boxing Hall of Fame”. Nel 2007 dopo una sconfitta contro Gomez annuncia il ritiro dall’attività a modo suo con un semplice quanto efficace “Hasta la vista Baby”. Il fisico di Arturo non era più in grado di sostenere la categoria dei welter e data l’età era impensabile scendere di categoria. Ha preso parte a 49 incontri, vincendone 40 di cui 31 per k.o. Arturo anche durante la sua attività professionistica è sempre stato un personaggio particolare e difficilmente decifrabile. L’11 Luglio del 2009 nella suite dell’Hotel Dorisol in Brasile viene ritrovato il suo corpo senza vita . Qui stava passando una seconda luna di miele con la moglie.

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Il mistero intorno alla sua morte è a distanza di anni ancora indecifrabile. Trovato dalla moglie in terra con la cinghia di una borsa legata al collo. Le autorità brasiliane hanno riposto inizialmente le proprie accuse verso la moglie, visto il periodo non facile che i due stavano attraversando e considerando anche che quest’ultima avrebbe ereditato l’intero patrimonio del pugile, salvo poi scagionarla archiviando la morte come suicidio. La famiglia di Arturo non si è mai arresa davanti a questa decisione e ha deciso di appoggiarsi alla polizia canadese la quale esclude il possibile suicidio per due motivi: il primo perché dalle numerose ricostruzioni fatte, la cinta non avrebbe potuto reggere il peso e in secondo luogo perché il corpo non sarebbe mai potuto essere nella posizione in cui è stato trovato. Durante i suoi incontri tutti ripetevano la stessa frase, “contate fino a otto, si rialzerà”. Quel giorno però non è stato così e ora a distanza di 12 anni, si deve fare chiarezza sulla morte di questo indimenticabile atleta.

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