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Manifesto dello Sport: è il momento di riconoscere la dignità dello Sport

Manifesto dello Sport: è il momento di riconoscere la dignità dello Sport6 min read

Giulio Gezzi
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La pandemia ci sta cambiando. Il nostro modo di vedere il mondo sta subendo profondi mutamenti. Le decisioni del governo, oggi più che mai, hanno un effetto immediato, reale e tangibile sulla vita di tutti noi. Lo sport fa indiscutibilmente parte del quotidiano, anche di chi non pratica nessuna attività fisica, perché non vuole o perché non può. Con il Manifesto dello sport e degli Sportivi, Mauro Berruto e Fabio Pagliara, insieme a centinaia di atleti, dirigenti, allenatori e migliaia di cittadini, hanno chiesto di riconoscere dignità, identità e quindi futuro per lo sport.

Il ministro per le politiche giovanili e lo sport Vincenzo Spadafora

Il Manifesto dello sport e degli sportivi

Fin dalle prime avvisaglie della pandemia, prima, durante e dopo il lockdown, lo sport è stato al centro del dibattito pubblico. Sospendere o no i campionati? Si può correre da soli ma in coppia no. Con la mascherina; no, senza. I campi pieni, gli spalti vuoti. Gli sport da contatto sì ma senza contatto. Sport di squadra, sì ma allenamenti individuali. Protocolli, test e tamponi: quella squadra può giocare, l’altra no. Qualificazioni preparate e gare saltate. I bambini tutti a casa. Le palestre contingentate, l’adeguamento e poi la chiusura. I sostegni a fondo perduto, la disoccupazione, la voglia o il bisogno di allenarsi.

Come tanti settori, anche lo sport è in una fase critica. Da una parte la scontata attenzione alla salute, dall’altra la necessità per un intero comparto di andare avanti. Qua bisogna fare però una precisazione. Quando parliamo di sport parliamo anche della cultura del movimento. Non solo di campionanti di calcio e gare di interessa nazionale. Parliamo della palestra di quartiere, dell’associazione sportiva, parliamo di attività ed eventi che mettono in moto un’intera industria. Come ricorda Fabio Pagliara, segretario generale della FIDAL, riguardo il Manifesto dello sport, sostenuto da Culture Italiae: “Anche in una fase come questa, lo sport può e deve essere cultura. Per arrivare a questo, bisogna recuperare il concetto di sport come momento essenziale della vita”.

Mauro Berruto, ex CT della nazionale femminile di Pallavolo e primo firmatario del manifesto

Le proposte per dare dignità allo sport

Con la pandemia e le sue naturali conseguenze, il Paese si è trovato a fare i conti con una realtà che era stato abituato a sottovalutare. In Italia lo sport ha viaggiato su due binari: da una parte, quello olimpico e professionistico ha sempre goduto di buona attenzione e di una narrativa che ne ha fatto, giustamente, un vanto nazionale. D’allaltra parte, invece, lo sport di base: quello fatto di donne e uomini che ogni giorno, praticando una qualsiasi attività, – sport, attività fisica, movimento, chiamatela come volete – muovono, letteralmente, la nostra società. Non è solo una mera questione economica, anche se questa rappresenta comunque uno degli indotti maggiori della nostra economia.

Lo sport – sottolinea ancora Pagliara – è uno dei principali fattori di risparmio per il Servizio Sanitario Nazionale: un euro investito in sport, equivale a tre euro risparmiati nel ssn‘. La cultura del movimento e in particolare palestre, piscine, gli impianti e i parchi sono luoghi in cui si fa prevenzione e controllo. In questi mesi, sono stati migliaia gli sportivi che si sono sottoposti a test e tamponi per poter praticare. Una categoria di cui, per anni, abbiamo raccontato la profonda cultura del sacrificio e del benessere, può improvvisamente diventare la criticità principale per la sanità nazionale? È difficile fare un calcolo sull’incidenza che hanno avuto le palestre nell’individuazione dei positivi e, quindi, sul controllo pandemico. Di sicuro, però, sono presidi sul territorio, luoghi fisici e reali, dove una corretta informazione e prevezione hanno un effetto più diretto e immediato. Sicuramente meglio di una notifica di Immuni vecchia di settimane.

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Fabio Pagliara, segretario generale della FIDAL

Le richieste del manifesto dello Sport

In tredici punti, il mondo sportivo rivolge le proprie richieste al Governo. I primi sono di carattere economico. Sostegno alle famiglie per riattivare lo sport giovanile. Un intervento a fondo perduto per le associazioni sportive, perché possano riprogettare il proprio futuro. Riconoscere la dignità degli operatori dello sport dilettantistico: tanto i loro diritti di lavoratori, quanto per il loro ruolo di educatori. C’è anche una esplicita richiesta: favorire e facilitare l’uso delle palestre scolastiche e un ristoro per gli impianti sportivi pubblici o privati, messi in ginocchio dal lockdown e dalla nuova chiusura. “Non è un piagnisteo – sottolinea il segretario generale dell’Atletica Leggera – ma vogliamo mettere sul tavolo idee serie e concrete su cui concentrare il dibattito”.

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Scuole e impianti sportivi sono presidi sul territorio. Se tutelati e non affossati economicamente, sono in grado di curare il tessuto sociale, possono essere punti di osservazione privileggiata e di controllo della salute pubblica. Non dimentichiamo, poi, che lo sport non è appannaggio esclusivo di giovani, aitanti e temprati atleti olimpici. L’attività sportiva è vitale anche per disabili, persone con patologie cardiache, soggetti con obesità di ogni età. Un atleta paralimpico poi, ha bisogno di strutture attrezzate per svolgere il proprio sport. Se il suo impianto sportivo è chiuso, non può semplicemente scegliere di andare a correre al parco.

Il potenziale socio-sanitario dello Sport

Siamo sinceri, l’attenzione mediatica e – di conseguenza – leggislativa, sull’attività sportiva non ha paragoni con quella dedicata, ad esempio, all’industria. Oggi il tema è salvaguardare la salute o il lavoro. Il governo ha fatto delle scelte – se giuste o sbagliate, dipenderà principalmente dai punti di vista -, decidendo di mantenere operativi alcuni settori produttivi e chiuderne o limitarne degli altri. Lo sport è tra questi. Ma, appunto, la dignità dello sport non è solo nel fatturato che produce: questo rappresenta altre ricchezze che, oggi sopratutto, non possiamo permetterci di sottovalutare o perdere. Non dimentichiamoci che, da mesi, a ragazze e ragazzi è limitata o caldamente sconsigliata la pratica sportiva. Questo vuol dire limitarne la crescita, fisica ed emotiva; vuol dire limitare sogni e sfoghi di cui tutti abbiamo bisogno.

Dare dignità allo sport vuol dire riconoscerne la valenza sociale. Uno sforzo enorme per un Paese abituato a vedere nell’attività sportiva non più di un passatempo, un vezzo. Come se non importassero le storie di migliaia di ragazzi che, proprio nello sport, hanno trovato quei valori e quella cultura che non hanno avuto da chi l’avrebbe dovuta fornire: scuola, famiglia, politica. In particolare l’attività sportiva giovanile è quella che costituisce anche l’istruzione e la cultura del cittadino futuro. ‘La divulgazione, lo sviluppo e l’approfondimento della cultura sportiva attraverso la trasmissione dei suoi valori e pratiche: integrazione culturale, rispetto delle regole, meritocazia‘ – si legge ancora nel manifesto dello sport. Abbiamo a disposizione un bagaglio di valori e di persone che possono essere poste al servizio del Paese per formare e trasmettere questa cultura. Iniziamo a dare la giusta dignità allo sport.

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