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Kristian Ghedina: una vita spericolata con e senza gli sci

Kristian Ghedina: una vita spericolata con e senza gli sci4 min read

Martina Procaccini
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Kristian Ghedina è il più grande discesista italiano degli anni ’90, in realtà lo è stato fino all’anno scorso, da quando Dominique Paris lo ha superato per numero di gare vinte nella Coppa del Mondo. Il suo è un amore sviscerato per la velocità e il rischio. Questo lo ha portato a cercare sempre l’adrenalina, non solo sugli sci. Ghedina ha corso anche con le automobili e con le moto nella categoria delle supermotard. Una passione per le emozioni forti senza alcuna paura.

kristian ghedina

“L’amore per il rischio l’ho ereditato da mia madre, la prima donna maestra di sci”

I record sono un’abitudine per lui, la prima medaglia arriva a 20 anni ma è ancora prima che ha vinto la sua sfida più grande. Aveva 15 anni quando in un fuori pista sulla Cristallo (Cortina, dove è nato) sua madre perde la vita sciando. Una settimana dopo stava gareggiando, e vinse la competizione. “L’amore per il rischio l’ho ereditato da mia madre, lei aveva una gran passione per lo sci e me l’ha trasmessa. Sarebbe stata orgogliosa di me e dei miei successi. Per questo non ho smesso quando successe la tragedia. Anzi l’anno dopo sono entrato in Nazionale”. Nel ricordo di sua madre, Kristian ci tiene a ricordare una cosa. Nell’epoca della parità di genere: “mia madre è stata la prima donna insegnante di sci e ci teneva molto a dirlo perché la scuola di sci di Cortina all’epoca non accettava le donne ma lei ha lottato e alla fine ce l’ha fatta”. Una bella lezione di femminismo da Adriana Dipol, a cui è stato intitolato il canalino dove perse la vita.

E tuo padre, domando. “Non è stato facile per lui crescerci da solo. Lui poi era molto rigido, di scuola tedesca. Mio padre ha sempre tenuto allo sport ma avrebbe preferito che continuassi con gli studi, invece a me non piaceva. Questo perché iniziò a lavorare sin da ragazzino anziché studiare e gli è sempre mancato. Ma lui forse è il motivo del mio successo. La sua mancanza di fiducia nelle mie capacità sportive ha fatto nascere in me la competizione: gli ho voluto dimostrare coi fatti quello che non potevo dire a parole perché prima non si poteva rispondere ai genitori“.

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Kristian Ghedina

Le “ghedinate” e il rapporto di Kristian Ghedina con la paura

Sono tanti gli aneddoti in cui Kristian Ghedina ha rischiato grosso, dall’incidente in automobile l’anno dopo aver vinto la Coppa del Mondo dove finì in coma, all’incidente del 2000 in Argentina sul ghiacciaio de Las Leñas, dove durante gli allenamenti estivi con un salto mortale si ruppe due vertebre. In quei momenti ho avuto paura” confida. Questo però non lo ha fermato davanti alla tentazione dell’adrenalina. Sul suo rapporto con la paura si lascia scappare che “l’unica cosa di cui ho paura sono le donne, ingovernabili e ingestibili“. E, parlando di donne, ci confida che ora Patrizia, la sua compagna e mamma del loro figlio, gli ha vietato di fare le bravate di un tempo.

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Le “ghedinate“, ovvero “cassanate” del mondo dello sci, sono il frutto dell’attitudine spericolata e alla competizione di Kristian. Così è nata la sua bravata più grande: la spaccata a 140km/h sulla Streif di Kitzbühel. “La feci nel pre gara. Mio cugino, vedendola, mi sfidò a farlo in gara. In ballo c’erano una pizza e una birra. E così la feci”. Ci soffermiamo un po’ sul pre gara, un atleta come Ghedina che metodica ha? Il mio segreto è sempre stata l’attività fisica extra rispetto all’allenamento con la Federazione. Uno sportivo va a dormire presto e si sveglia altrettanto presto. Prima di colazione mi allenavo da solo“. D’altronde lo sport per lui è fondamentale nella formazione dell’individuo perché più di ogni altra cosa, “ti insegna la disciplina e il rispetto: delle regole e delle persone”.

Nel video l’intervista integrale a Kristian Ghedina con tanti inediti racconti !

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