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Federico Burdisso: “Alle Olimpiadi sono gli altri che devono temere me”

Federico Burdisso: “Alle Olimpiadi sono gli altri che devono temere me”5 min read

Martina Procaccini
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Ostinato, determinato, tenace, Federico Burdisso ha 20 anni ma i suoi obiettivi li ha già ben chiari. Classificatosi 4 ai Mondiali di Guanzhu con il record nei 200mt farfalla, ha una determinazione così elevata da diventare talvolta un boomerang. La frenesia tipica dei vent’anni che viene frenata ed equilibrata dal suo allenatore, Simone Palombi, un punto di riferimento dentro e fuori la vasca. Entrambi tengono il profilo basso per le Olimpiadi ma confessano di aspettarsi una grande Olimpiade.

Federico Burdisso
Federico Burdisso

Federico Burdisso: rigore e (troppa) determinazione

Studio a Chicago dove sto portando avanti tre diversi indirizzi, economia, matematica, statistica, ci tengo molto all’aspetto accademico perché prima o poi smetterò di nuotare quindi sto attento al percorso universitario. Sono al secondo anno di quattro ma credo di finire prima“. In queste parole c’è tutta la diligenza di Federico Burdisso, classe 2001, che, con lo stesso rigore, dopo aver seguito di notte (causa jetlag) le lezioni universitarie, si allena molte per molte ore di giorno, con un unico obiettivo: Tokyo 2020. Simone Palombi, il suo allenatore lo definisce “[…]un ragazzo stimolante. Anche lui spinge me a migliorare. Ha una determinazione fuori dal comune ed è un vantaggio. Ma potrebbe diventare limitante perché non ti fa leggere la situazione in modo reale. Vuole ottenere ciò che può ottenere ma nel minor tempo possibile mentre agli obiettivi ci si arriva step by step, non tutto subito” spiega Palombi.

Questa caratteristica anche nelle sue gare e a livello tecnico è tangibile per le sue partenze, ci spiega l’atleta. “La gara la gestisco col passaggio molto forte, troppo alle volte, ma è come mi sento di fare in quel momento; devo migliorare la gestione, in acqua mi lascio andare, è come uno sfogo“. Per lui la valvola di sfogo è la gara, non l’allenamento “il suo modo di gareggiare è molto mentale, vedendosi in testa si galvanizza, ora che è anche più forte bisogna mettere un registro senza esaltare soltanto, così che quell’adrenalina non diventi un limite. Less is more è un po’ il nostro motto” spiega l’allenatore che, a certi livelli, diventa anche un mental coach. “Nell’agonismo fa la differenza io lo conosco molto bene ora e capisco quando lasciarlo perdere, gli do 24 ore di relax e poi si riparte più carichi” aggiunge Palombi.

Il record nei 200 mt delfino

Un rapporto umano ancora prima che professionale quello tra i due, che è nato nel 2018, ci spiega Federico. “L’ho conosciuto nella mia ex squadra e subito mi son trovato bene, ho cambiato molte squadre ma con lui ho trovato la mia stabilità, adesso mi sento completo”. I due, ora in forze all’Aurelia Nuoto, hanno portato avanti gli allenamenti anche a distanza quando Federico era in Inghilterra, Simone glieli mandava e lui li praticava in autonomia. “Essersi reso indipendente è un vantaggio per lui, ad esempio alle Olimpiadi non so se io ci sarò ma lui è in grado di fare da solo… a parte il riscaldamento che non ama molto!” scherza il coach che poi aggiunge “non lo ama perché ha una capacità di attivazione molto rapida che è ottimo ma lo porta a strafare durante l’allenamento”.

Educato, modesto e determinato un punto debole Federico ce l’ha, non ama gli allenamenti. Il motivo è ben chiaro. “Sono una persona che ha bisogno di gareggiare, allenarmi senza l’obiettivo mi destabilizza un po’, ma non mi sono mai fermato durante l’era covid”. L’anno pandemico non è stato di aiuto per un carattere bisognoso di competizioni come il suo. Tuttavia lui l’ha utilizzato per crescere anche mentalmente come atleta. Federico ci racconta che ai mondiali di Guanzhu, dove ha ottenuto il suo record nei 200mt delfino posizionandosi quarto, era arrivato scarico di testa. “Sentivo troppo le pressioni esterne; poi i 200mt delfino è una gara molto stressante a livello nervoso, adesso cambierei le cose” confida l’atleta. Infatti, aggiunge Palombi, “quest’anno di pandemia gli è servito per concentrarsi maggiormente, ora è molto focalizzato sulle Olimpiadi“.

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Verso Tokyo 2020

L’intelligenza è una delle doti spiccate del giovane atleta che, stando al racconto del suo allenatore, “le cose le vuol capire e farle sue“. E’ per questo motivo che per evitare la stanchezza mentale verificatasi a Guanzhu, ha cambiato la gestione di se stesso. “Ora se mi accade qualcosa di destabilizzante non lascio che stia lì a pressarmi o a buttarmi giù, lascio scorrere le cose” spiega. Una consapevolezza propria della maturità. A questo proposito Simone Palombi aggiunge che “da quando l’ho conosciuto ad ora l’ho visto assumere una consapevolezza a 360 gradi, non solo tecnica. Il fatto che sia focalizzato su due obiettivi (anche lo studio) lo alleggerisce molto” spiega il tecnico. Quindi alle Olimpiadi arriva un ragazzo allenato dentro e fuori la vasca, più maturo. Con grandi aspettative.

Sono gli altri che devono temere me!” scherza Federico. Poi si lascia sfuggire un po’ di timore per quel Milak che “è su un altro livello, ma dopo di lui ce la giochiamo“. Aspettative elevate anche per Simone che afferma “mi aspetto una grande Olimpiade“. Una grande Olimpiade non solo per le performance di Federico ma anche per come verrà gestita. “Alla maniera Giapponese, con grandi tecnologie e molto ordine, un’occasione dove la meglio gioventù sportiva si riunisce è un bel segnale di rinascita” aggiunge Palombi. L’assenza dei suoi cari non è un grande problema per Federico “così sarò anche più concentrato, certo il pubblico dà adrenalina, quello mi mancherà“. In bocca al Lupo per questa Olimpiade che è quella della rinascita di tutti noi.

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